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Il Safety Check di Facebook

ale 19/11/15 @ 06:00  

Il Safety Check di Facebook

Sono giorni che se ne sente parlare ma non tutti sanno cos'è.
Si tratta di un algoritmo, una funzione che ha permesso a molte persone di sapere in tempo reale lo stato di salute di un caro coinvolto nell'attentato di venerdì sera a Parigi.
Sono stati 4 milioni gli utenti che l'hanno utilizzato, con 360 milioni di notifiche, uno strumento utile come lo sono stati i social, le chat e la connettività in genere: basti pensare ai cinguettii di venerdì sera dal Bataclan, richieste di aiuto arrivate sul social in tempo reale. Messaggi da brividi di persone che poi hanno trovato la morte in un luogo che avrebbe dovuto essere di divertimento.

Il Safety Check è stato attivato per gli atti di terrorismo su Parigi, come per lo tsunami giapponese del 2011 ma non per altre stragi avvenute nel mondo e la scelta del team di Facebook è stata largamente criticata in quanto preferenziale su una piuttosto che sull'altra. A seguito delle contestazioni qualcosa si è mosso tanto che è stata attivata la funzione anche per Yola, la cittadina nigeriana dove martedì fondamentalisti islamici Boko Haram hanno posizionato una bomba vicino a una stazione degli autobus causando 30 morti.

Come funziona? Ecco un video tra i tanti.



Il team fa sapere che "fino a ieri, la nostra politica era solo per attivare il controllo di sicurezza per le catastrofi naturali. Gli eventi ci hanno costretto a cambiarla, prossimamente cercheremo di coprire altri conflitti che coinvolgono le persone. Abbiamo ricevute molte critiche per aver scelto solo Parigi e non Beirut o altre città per attivare il Safety check. Fino ad ora i criteri di scelta sono stati la vastità e l'impatto dell'evento sulle persone. Durante delle crisi come atti di guerra o epidemia il nostro tool non è di molto aiuto alle persone che possono essere coinvolte poiché non è possibile affermare quando qualcuno è veramente al sicuro. L'abbiamo testato dunque per la prima volta a Parigi perché abbiamo osservato un picco di attività social dove molti cercavano informazioni su quello che stava accadendo ai loro cari. Abbiamo dato una risposta a un bisogno in una situazione terribile che non era dovuta a una catastrofe naturale. Negli episodi passati ci sono stati anche abusi, spam e incapacità dei nostri sistemi di gestire il flusso di notifiche. Continueremo dunque ad affinare questo strumento e renderlo più preciso ed efficiente per essere utilizzato al meglio dove più serve".



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